Sono uscita dal mondo,
da giorni lo guardo da fuori.
Gli occhi tracciano la distanza:
tra la vita e me chilometri di azzurro.
Mi sono soffermata su ogni angolo in cui è nato un momento importante,
su ogni volto non ancora sbiadito dal tempo.
Nella spiaggia in cui andavo a risolvere i problemi,
i gabbiani hanno ripreso a volare.
Ho da poco spostato lo sguardo,
dall' orizzonte verso casa,
dal cortile alle scale.
Ci sei tu,
seduto sul letto in camera mia,
parli al telefono con l' aria pensierosa.
« Come stai? »
Dall' altra parte la mia voce mente e trema.
« Ti sento male papà».
"Però ti vedo", avrei voluto aggiungere.
Non avresti capito.
Ho talmente tante cose da dirti che non riesco a dire nulla,
così rimango in silenzio ad ascoltare te.
Ti direi che vivo.
Come un pezzo di vetro tagliato male e illuminato dal sole per sbaglio,
un’altalena capovolta nel vento..
Ti direi che a stento mantengo l' equilibrio,
tra luce ed ombra,
tra cima e abisso.
Continuo a piangere e ridere insieme,
scatto foto in bianco e nero che diventano pareti.
Ed io dentro,
nascosta, sospesa, silenziosa,
trasparente..
Ti sfioro nell’aria ma non ti riesco ad afferrare,
non ti posso respirare.
Sta tranquillo papà, non piango.
E' solo un attimo di abbandono gravitazionale.

Lacerazione 59- Luvit
Roberto Cacciapaglia- Wild Side